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Costarocosa

 

Luogo di approdo astratto ma pietroso per naufraghi blasfemi. Si può bestemmiare la regola del mondo senza venire inghiottiti dalle onde?

Gruppo ideale aperto
e-gruppo, in cui i componenti non hanno l'obbligo ma il piacere di incontrarsi fisicamente
gruppo produttore di opere artistiche
gruppo senza manifesto ma con tanti manifesti del gruppo

Costarocosa è Roberta Toscano + Armando Riva


Mostre collettive di Costarocosa

  • XXI Triennale dell'architettura e del Design - Accademia di Belle Arti di Brera - Cortile della Magnolia, Milano, 2016
  • Progetto D'IO. a cura di Alessandro Aleotti presso Palazzo della Permanente, Milano, 2015
  • Dolomti contemporanee - Progetto BIELECE. Vajont 2015
  • Inner sea. presso La Via Lattea, Torino, 2015
  • Linguistici corpi. presso la galleria Pintpiuma, Genova 2015
  • John Cage mail art…..putacaso. progetto di Angela Caporaso 2011
  • Micro2. catalogo e mostra a cura di microbo.net presso la Galleria L’Acanto, Milano, 2011
  • Micro2. catalogo e mostra a cura di microbo.net presso la Galleria Zamenhof, Milano, 2011
  • OSMOSITUDINE. Progetto per il Premio PAV 2011. Torino, 2010
  • Video Place. Video catalogo e mostra a cura del Museo Nuova Era presso Sala Murat, Bari, 2010


OSMOSITUDINE

Il progetto Osmositudine prevede la messa in atto di una lotta, di una transizione, di un processo di gestazione bidirezionale. Da un albero secco sul quale è issato un nido di grandi dimensioni cola catrame. Si tratta di una composizione di forte impatto emotivo, cattiva, non consolatoria. La poeticità dell’albero piantato nel parco come sostegno amorevole per una grande, accogliente dimora per gli uccelli è violentata dall’uso grossolano e massiccio dei materiali, L’albero sarà dipinto di nero, puntellato da una struttura inelegante di sostegno ricoperta anch’essa di bitume. Dal fondo del grande nido di ramoscelli ed altri elementi naturali intrecciati colerà una cascata di catrame densa e incontrollabile che formerà una grande chiazza di asfalto nero. Intorno a questa zona cresceranno ciuffi inaspettati di erba nera (ophiopogon planiscapus Nigrescens) che via via lasceranno lo spazio e si confonderanno con un altri tipi di erbe e cespugli (graminacee e bambù) fino a comporre una sorta di espansione di piante sempre più verdi e alte, a fasce. Solo il tempo potrà decidere i passaggi osmotici tra organico e inorganico, tra natura e asfalto, tra varie specie di piante. Dal cuore nero dell’installazione allo svettante verde intenso dei bambù collocati nella fascia più esterna si compie un cammino di apertura e chiusura, dalla staticità del nero che tutto spegne, risucchia e imprigiona, al movimento vitale di fioritura e incessante ciclicità naturale delle erbe e dei cespugli.

Materiali

Asfalto
Asfalto

Bitume
Bitume

Tubi innocenti
Tubi innocenti

Ophiopogon Planiscapus Nigrescens
Ophiopogon Planiscapus Nigrescens

Albero secco
Albero secco

Nido
Nido

Bambù
Bambù

Graminace
Graminace

 

BIELECE

«Bellezza è verità, verità è bellezza, questo solo
Sulla Terra sapete, ed è quanto basta.» John Keats

Il lavoro degli artisti ha un unico scopo: produrre bellezza. E’ l’impresa impossibile e romantica che Costarocosa si propone di compiere con rispetto e dedizione all’interno di quella cattedrale immensamente tragica che è il Vajont. Un tempio alla violenza insensata del profitto capitalista laddove il silenzio profondo della montagna riepiloga le colpe degli uomini e la loro nemesi senza poterle cancellare. Per compiere il nostro dovere inizieremo quindi con un atto sconsiderato e di ribellione e incominceremo apparentemente da molto lontano. Caricheremo una vecchia scala da fienile contadina sul portapacchi della macchina di Armando e partiremo verso il mare dirigendoci a Cortellazzo, all’estuario del Piave. Cercheremo un tratto di costa libero e lì, abusivamente, innalzeremo la nostra prima scala contadina verso il cielo e quando la scala sarà piazzata il nostro amorevole incarico sarà iniziato. Risaliremo il fiume fino alla diga (che non vogliamo abbattere o sfidare ma, simbolicamente, scalare) per giungere alla linea che sarà segnata in vernice come una serie di tratti e di punti. In codice morse scriveremo, infatti, la parola BIELECE che in friulano significa bellezza perché questo è l’unico orizzonte che ci interessa di ricreare come gemello alpestre di quello teso e azzurro del mare e al quale sempre come esseri umani e come artisti aneliamo. Ai piedi della diga e su di essa collocheremo un numero simbolico di scale di legno provenienti dai luoghi contadini del Paese perché possa essere concessa a tutti l’ascesa struggente verso l’etere infinito dove la bellezza si disperde e splende. Le scale le chiederemo in dono la loro collocazione richiederà costi di trasporto e installazione da valutare mentre la scritta in morse dovrebbe essere realizzata con vernice acrilica tramite ponteggi sospesi.

 

Progetto D'IO - LIMITE - Performance

Costarcosa: "Collettivo di due persone" con cui giunge a noi l'eco dell'arte astratta dei decenni passati, che in loro si trasforma nell'emissione di una voce ideale rivolta al futuro. La materia, la scomposizione delle sue forme e il successivo ri-assemblamento in nuove formule, gli attimi catturati dagli scatti di una macchina fotografica, parole e immagini che viaggiano nell'etere, persino gli scarti del mondo, irrimediabilmente votati ad un inutile destino. Per Armando Riva e RobertaToscano, tutto è atto alla creazione di Arte. Tutto, fino all'utilizzo del corpo e della mente: i Costarocosa sono performer, le cui esibizioni corrispondono ad esplorazioni conoscitive che trovano la propria materia di studio in ogni aspetto della vita. Ogni singolo attimo, oltre che ogni oggetto, è viatico per indagare l'essere. Costarocosa: "Luogo di approdo astratto ma pietroso per naufraghi blasfemi. Si può bestemmiare la regola del mondo senza venire inghiottiti dalle onde?"


DINDALAN

Dindalan è il titolo di una performance che il collettivo Costarocosa ha pensato all’interno (o nei pressi) del cimitero di Modena. L'atto performativo contempla innanzitutto la costruzione di una piccola casa-serra in legno dentro la quale, per alcuni giorni, Armando Riva e Roberta Toscano compiranno semplici operazioni di vita quotidiana nel massimo rispetto del luogo che li accoglie. L’azione più importante sarà la stesura quotidiana di una lettera indirizzata a una persona defunta sepolta nel camposanto modenese. Ogni missiva sarà redatta con una vecchia macchina per scrivere che costituirà, insieme con pochi altri elementi (un metronomo, due sedie di cui una a dondolo, l’attrezzatura da giardinaggio, una lanterna) parte dell’arredamento dell’installazione. Una volta scritta in due copie, la lettera verrà seppellita nella terra antistante la casa-serra sotto ad una piantina fiorita. La scelta del destinatario della lettera sarà casuale e in forma rispettosa e anonima. A conclusione dell’intera performance le copie delle lettere scritte e sepolte nel piccolo giardino diventeranno, insieme con la documentazione fotografica di tutta l’operazione, un libro d’artista.

 

Rebus (3-4-6)

REBUS (3 4 6) è un’istallazione sul genere dell’oggetto. L’intento  è di rintracciare il possibile futuro del genoma degli oggetti tramite una macchina semplice capace di proiettare lo sguardo oltre la realtà contemporanea. Il periscopio cubico (esposto all’ex Borsa Valori di Torino per In The Cube durante la quinta edizione del festival Architettura in Città da Roberta Toscano) è in questo caso come lo strumento usato dai primi astronomi intenti a scovare i segreti dell’universo. La soluzione del rebus proposto non arriverà a nessuna conclusione certa. L’installazione si presenta come la simultanea presenza di diverse figure (fissazioni- ossessioni) dei due artisti. Tre casette scure contengono degli oggetti identificabili per la loro funzione e storia e una “macchina per sconfinamenti visivi” ognuna. Sono tre postazioni ambientali fortemente connotate dalle quali sbirciare una possibile evoluzione dal genere al neutro.